Holding The Man

15,00

Scritto\diretto: Gabriele Paupini

Con: Enrico Sortino, Federico Calistri, Mauro D’amico, Ida Fusco, Antonio Branchi

PDT

Holding The Man

15,00

Esaurito

Holding The Man

Trailer

Spettacolo disponibile

Holding The Man

Regia Gabriele PAUPINI

HOLDING THE MAN è un’opera teatrale del drammaturgo australiano Tommy Murphy, basata sull’omonimo libro di memorie di Timothy Conigrave. La storia è ambientata a Melbourne, nel 1976. I due studenti Timothy Conigrave e John Caleo si incontrano e si innamorano sui banchi di scuola. È l’inizio di una storia d’amore che durerà quasi sedici anni, ostacolata dapprima dai genitori dei due ragazzi e dall’omofobia dei loro coetanei, ma anche dai ripetuti tradimenti di Tim. Nonostante tutto, il legame tra i due resta saldo e sopravvive alla scoperta che entrambi i ragazzi sono sieropositivi. Quando John si aggrava, Timothy si prende cura di lui e lo assiste fino alla morte, avvenuta nel 1992.

Note di Regia

 Cos’hanno in comune l’Australia degli anni 70, 80 e 90 con l’Italia del 2020 ?Qual è il rapporto tra le vicende di Timothy Conigrave e John Caleo e le nostre vite di tutti i giorni? Insomma, perché sedersi in platea per guardare Holding The Man? Questa è una storia d’amore, si, ma non solo. È la ricostruzione di un momento storico incredibilmente doloroso per la comunità LGBT, ma non solo. È la storia di Tim e John, si, ma non solo. È tutto questo e qualcosa in più: è fare i conti con il passato, interrogare il presente e pensare il futuro. Si dice che di AIDS non si muore più ma la verità è che il virus non è stato sconfitto, si cerca di metterlo a dormire e non sempre ci si riesce, e non perché le cure non funzionino. Ignoranza, mancanza di sensibilizzazione e perdita di memoria di un momento storico che ha segnato la popolazione mondiale rappresentano la via più semplice verso la sconfitta, in una lotta che è stata portata avanti per un ventennio, spesso a costo della vita. Quella di Tim e John è una storia universale, di amore e di lotta, personale e politica. Dimenticare le migliaia di persone morte a partire dagli anni 80, a causa di una malattia stigmatizzata a livello mediatico per creare paura e astio nei confronti della comunità LGBT, significa affermare una volta di troppo che alcune morti sono più dignitose di essere piante di altre. Raccontare questa storia, raccontarla ancora, raccontarla a tutti, è un modo per ricordarci chi siamo: esseri umani che si emozionano di fronte all’amore, si, anche di fronte all’amore tra due uomini; esseri umani che compatiscono la malattia, si, anche se pensiamo che non ci riguardi; esseri umani figli della nostra storia, una storia che si è scritta in tutto il mondo, al di là di ogni orientamento sessuale, fede religiosa, etnia e nazionalità. Una storia che l’Italia più di altri paesi, ha difficoltà a raccontare e ad assumere. Una storia che sarebbe bene continuare a ripetere per dirci che siamo fortunati ad essere ancora qui e potercela raccontare e che non è scontato.